EL SECRETO DE MARROWBONE (2017) di Sergio G. Sánchez | Recensioni

EL SECRETO DE MARROWBONE

“Da ora il nostro cognome
sarà Marrowbone, come questa casa,
che sara’ il nostro nuovo domicilio.
Quando supererete questa linea,
non ci saranno piu’ ricordi.
La nostra storia… inizia da qui.
Ma, qui, ci trovera’, mamma?
Chi? Vedi, ho superato la linea,
devo aver dimenticato tutto”

Se vi è capitato di vedere il voto dei lettori di un qualsiasi libro su Anobii o Goodreads, vi sarete accorti che dietro al voto medio in bella vista, c’è sempre una discreta varietà di giudizio, da chi ha amato il libro decisamente più della media a quello che lo ha amato decisamente meno. Nell’ambito della musica leggera la distribuzione dei voti è ancora più dispersiva, perché presa una canzone a piacere, si ha quasi sempre tutto lo spettro possibile di opinioni. Prendete il pezzo che volete, davvero, prendete Riders on the Storm dei Doors o Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd, prendete La Cura di Battiato o Aria di Silvestri, prendete Creep dei Radiohead o I think I’m paranoid dei Garbage, con un campione di ascoltatori abbastanza alto avrete sempre tutte le possibilità di giudizio, da chi li considera capolavori di valore incalcolabile a chi li giudica “Ma che cazzo è sta roba?”.

Nel cinema, fino a qualche anno, avrei giurato che la questione fosse più semplice e che i giudizi generati dai film fossero molto più compatti. Forse perché ho sempre vissuto l’esperienza cinematografica come il linguaggio più naturale per ascoltare una storia e quindi l’ho sempre reputato meno soggetto a incomprensioni e letture contrapposte. E invece se siete tra quelli che amano spulciare in Rete le recensioni, i commenti, i voti, le stelline, le faccine alle pellicole che avete visto, saprete meglio di me che anche qui ormai c’è un immenso oceano burrascoso di opinioni discordanti.

Marrowbone | Recensione film | Screenshot 1

Intendiamoci, El secreto de Marrowbone non è l’esempio più lampante di questa dispersione portata all’estremo. Non è un film che qualcuno saluta come capolavoro e qualcun altro considera spazzatura da bruciare in nome della preservazione della Bellezza. E’ però un film che per quanto mi riguarda dovrebbe essere messo su un ideale podio con due film eccellenti come The Others e El Orfanato e invece un po’ dappertutto in Rete si barcamena con una sufficienza scarsa. Per non parlare di Rotten Tomatoes che lo cataloga coi suoi odiosi pomodori spiaccicati e popcorn rovesciati manco fosse un qualsiasi Scary Movie. La cosa che fa più pensare, poi, è che il regista di El secreto de Marrowbone, Sergio G. Sanchez, sia stato candidato per questo film al Premio Goya come miglior regista emergente e contemporaneamente abbia vinto il Premio Yoga (in pratica il Razzie Award spagnolo) come peggior regista spagnolo.

El secreto de Marrowbone | Recensione film | Screenshot 2

Io la recensione dovrei finirla qui, perché evidentemente di cinema non ci capisco più una mazza. Però mi sembra che tutto abbia poco senso, perchè El secreto de Marrowbone è un film straordinariamente ben fatto da quasi tutti i punti di vista. La narrazione, sopratutto all’inizio, è classica che più classica non si può (nel senso migliore del termine), con il flash-forward del protagonista Jack che racconta dell’arrivo in America della sua famiglia leggendo da un quaderno scritto e illustrato di suo pugno. Pochi minuti di scene calde, quasi fiabesche, con i ragazzi che parlano a un’apparentemente incantata Roccia della Strega Rossa e un fantastico pomeriggio in spiaggia dove incontrano la loro nuova amica Allie. Siamo nell’America rurale degli anni ’60, è qualcosa che abbiamo già visto (il rimando a Stand by me e a tanti, tantissimi altri film che abbiamo amato è inevitabile), ma grazie alla splendida e curatissima fotografia questo prologo ci fa innamorare immediatamente del luogo e dei personaggi.

Marrowbone | Recensione film | Screenshot 3

Con la morte della madre e il patto dei figli al suo capezzale di rimanere sempre uniti, inizia una fiaba nera in cui i protagonisti e i loro rapporti sono il cuore pulsante della vicenda. Gli attori che interpretano i figli, se li conoscete, sapete già che sono tutti incredibilmente bravi. Ovviamente non c’è bisogno che tessa le lodi della solita Anya Taylor-Joy (The Witch, Split), che diciamocelo, potrebbero farci un intero film semplicemente con una sua inquadratura. Ma sono eccellenti anche George MacKay (visto nella serie 11.22.63, purtroppo nei panni di un personaggio non particolarmente ispirato), Mia Goth (A cure for wellness e il recentissimo Suspiria di Guadagnino) e sopratutto Charlie Heaton (il Jonathan Byers di Stranger Things) che è da tenere d’occhio perché mi sembra proprio uno di quelli che potrebbe fare il botto in futuro.

El secreto de Marrowbone | Recensione film | Screenshot 4

Con El secreto de Marrowbone Sergio G. Sanchez è alla sua opera prima, ma vanta un’esperienza più che decennale come sceneggiatore. Lo è stato proprio del sopraccitato El Orfanato e lo è anche di questa pellicola, che come tutte le opere “scritte e dirette da”, pur con tutti i difetti e i distinguo del caso, riesce a comunicare e ad emozionare più di tante altre. Ecco, forse è qui che il film non è riuscito ad arrivare a tutto il pubblico e quindi non è stato valutato per ciò che è. E cioè un film sui legami tra le persone, su cosa significhi rimanere uniti e fino a che punto si sia disposti ad arrivare per farlo. Se si guarda El secreto de Marrowbone superficialmente, alla ricerca di effetti speciali e facili spaventi, si vedrà solo un film appena sufficiente e la delusione sarà inevitabile. Ma l’horror è un tipo di linguaggio, non è un tema. Esistono chiaramente migliaia di film horror in cui il tema è irrilevante e il film è retto dalla sola forma horror (film che io apprezzo molto, per inciso), ma limitarsi a questo sottogenere sarebbe estremamente riduttivo.

Marrowbone | Recensione film | Screenshot 5

Sanchez, come in tanti altri esempi del recente cinema di genere, utilizza questo linguaggio per raccontarci una storia profondamente drammatica e che dovrebbe toccare corde che tutti quanti abbiamo. Ci sono pochissimi jump scare (forse nessuno veramente tale) e sono tutti perfettamente integrati nella storia e strumentali rispetto a dove vuole andare a parare. La tensione è gestita benissimo, anche piccole cose come fare una firma su un foglio di carta, diventano una scena perfettamente orchestrata e di grande suspense. C’è una grandissima cura in tanti dettagli e inquadrature che solo i più attenti riusciranno a notare subito. L’inquadratura di Jack nei quattro specchi a varie altezze è un bellissimo esempio di eleganza visiva e di rappresentazione dei significati. La scena del piccolo Sam avvolto nel lenzuolo che vede la sua immagine nello specchio crescere e diventare quella di un adulto, è uno dei tanti incredibili suggerimenti del finale e della vera natura dello spettro. Così come il dialogo della lite tra Jack e Billy, in cui il fratello minore gli urla “Vuoi che me ne vada? Hai più bisogno tu di me che io di te!”, con la bellissima ambiguità della lingua inglese tra “You want me to leave?” e “You want me to live?” . E anche quel tracciare sul pavimento una linea ideale tra passato e futuro, prima fatta dalla madre e poi da Jack, è una soluzione circolare indovinatissima per dare un senso al comportamento e alle scelte del ragazzo.

El secreto de Marrowbone | Recensione film | Screenshot 6

In definitiva, El secreto de Marrowbone mette in scena tante situazioni e stereotipi horror già visti, ma che sono rivisitati o comunque utilizzati sotto una nuova luce e con obiettivi molto diversi. E’ un film di cuore, che se riesce a togliere il fiato non è solo per la paura e la sorpresa, ma anche per tutte le emozioni più complesse che riesce a suscitare. Il finale, impossibile da catalogare con certezza come lieto fine o come finale tragico, è un perfetto esempio di chiusura sottovoce ma allo stesso tempo straordinariamente potente.

Quando dico che in Rete El secreto de Marrowbone è bistrattato, sto escludendo ovviamente il blog di Lucia Patrizi che invece come sempre su questi film ci vede benissimo e che ha scritto una recensione che consiglio a tutti quanti di leggere. Anzi, se vi piace il cinema horror, vi consiglio di leggere proprio tutto quanto del suo blog. Ci vorranno anni probabilmente, ma davvero volete farmi credere che avete di meglio da fare?

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email

2
COMMENTI

avatar
2 Autori di commenti
Beetlejuicebabol81 Recenti autori di commenti
  Registrati  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
babol81
Ospite

Mi unisco al gruppetto di quelli che questo film lo hanno amato, apprezzandone ogni aspetto, dalla regia alla sceneggiatura ai favolosi interpreti, il meglio dei giovani attori odierni ^^
E mi unisco al consiglio di leggere da cima a fondo il blog di Lucia u.u

Una ghost story bellissima, toccante e con un ottimo cast. E anche incredibilmente sottovalutata.
Titolo italiano: Marrowbone
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Categorie

GENERI

Tags