TOHORROR FILM FEST 2018

TOHorror Film Fest - posterQuante sono le probabilità che un appassionato di cinema horror non abbia mai sentito parlare del ToHorror Festival di Torino? Dai buttatevi. Pensate a un numero, su. L’importante è che sia tra zero e uno.

Pensato?

Ok. E’ zero, giusto?

Bravissimi. Eppure il sottoscritto ce l’ha fatta, diciotto anni senza sapere niente di niente, senza nemmeno avere il minimo sospetto. Secondo la Legge delle Probabilità una persona come me non dovrebbe nemmeno esistere (probabilmente anche secondo altre leggi), e invece eccomi qua, in tutta la mia splendente ignoranza. C’è da considerare che io a malapena sono conscio del fatto che esista, non dico il Torino Film Festival, ma proprio Torino.  Comunque non può essere una scusante, col cinema non c’è da scherzare, sopratutto se si tratta di horror.

Insomma, è andata così: qualche settimana fa, grazie a Il Buio in sala, scopro l’esistenza del ToHorror e capisco di averla combinata veramente grossa. Nei dieci millisecondi di lucidità prima di cadere nel consueto stato catatonico, decido di andarci. Controllo su internet che la città comunemente chiamata Torino sia dove la mia maestra delle elementari sosteneva che fosse, compro i biglietti del treno, dell’albergo, del cinema, (ah no, quelli no, non li vendono online, solo in biglietteria, probabilmente ci tengono a dare al festival un tocco novecentesco), prendo armi e bagagli, armi e ritagli, un treno lentissimo, uno velocissimo, una macchina, un autobus e insomma, arrivo e mi vedo le ultime due giornate del festival. Venerdì e Sabato, otto film in due giorni.
Mi spacco di film, che neanche a quindici anni quando ero a casa con la febbre da interrogazione. Film di tutte le specie e per tutti i gusti. Film horror, dite? Sì certo, anche film horror, ma non solo. Al  ToHorror festival il trait d’union non è solo l’orrore inteso come “Ti faccio saltare sulla sedia, dannato spettatore” ma più in generale è lo scrutare nell’oscuro. E l’oscuro, lo sapete meglio di me, è dappertutto: nelle guerre (Tigers are not afraid), nelle censure governative (Pig), nella brama di ricchezza (Laissez bronzer les cadavres), insomma, se vuoi essere sicuro di trovarlo, basta scrutare nell’animo umano (Dog, St. Agatha, Dhogs, Housewife). Ah e negli zombi ovviamente, mai scordarsi degli zombi quando si parla di oscuro (One cut of the dead).

Qui sotto trovate qualche mio pensiero, a volte breve a volte lungo, sui film visti in quei due giorni. La lista di film si allungherà gradualmente fino a coprire quasi tutti i titoli. O meglio, tutti eccetto uno: Dhogs di Andrès Goteira. Non perché non mi sia piaciuto (ed è assolutamente così, non mi è piaciuto per niente e a tratti mi ha dato fastidio), ma perché non ci ho capito quasi nulla. Quel poco che ho capito, l’ho capito grazie alla presentazione degli organizzatori a inizio film. Quando un film non riesce a trasmettere il messaggio, io credo che i casi possano essere due: la responsabilità è di chi lo dirige, che fallisce come regista, oppure è di chi lo guarda, che fallisce come spettatore. Qui, a occhio e croce, credo sia più il secondo.

Laissez bronzer les cadavres - poster

LAISSEZ BRONZER LES CADAVRES

Se c’è una cosa che non manca a Laissez bronzer les cadavres è lo stile. Ed è uno stile per cui vanno pazzi registi come Tarantino e Rodriguez, perché pesca a piene mani dal poliziesco e dal western all’italiana degli anni ’70, incluse grana della pellicola e uso del colore.  Hélène Cattet e Bruno Forzani sono la coppia di registi francesi dal grandissimo talento visivo,

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Khook (Pig) - poster

PIG

Prendete Alessandro Haber, ma con un sacco di barba e capelli in più. Immaginatevi che sia un regista iraniano profondamente ansioso, egocentrico e affetto da manie di protagonismo. Immaginatevi che faccia il regista di film horror in un paese dove la censura governativa da anni gli ha vietato di fare film. Provate anche a immaginare lo stato d’animo di questo regista, costretto a girare miserevoli

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One cut of the dead - poster

ONE CUT OF THE DEAD

Dunque, voi siete seduti sulle vostre comode poltroncine e parte questo film che dal primo fotogramma vi puzza lontano un miglio di cortometraggio di uno studente di cinematografia. Roba di zombi così così, fotografia così così, recitato in modo incerto da attori così così, in una location che non potete fare a meno di chiedervi “Ma in tutto il  Giappone, possibile che non ci fosse

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st. agatha - poster

ST. AGATHA

Il cinema horror insegna un’infinità di cose utilissime, che andrebbero inserite nel programma delle scuole elementari. Una degli insegnamenti fondamentali è quella di stare il più possibile alla larga dagli istituti, sopratutto da quelli dove non siete assolutamente certi di poter uscire o comunicare con l’esterno in qualsiasi momento. Da questo sacro comandamento deriva l’ovvia considerazione di non entrarci mai di propria spontanea volontà, men che

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chien - poster

CHIEN

Se avete avuto la fortuna di vedere questa pellicola al ToHorror Film Fest, probabilmente una parte del vostro cervello avrà continuato a farsi la mia stessa domanda e cioè: “Ma che diavolo ci fa questo film al Festival?” Sì, perché Chien è una commedia francese con un protagonista quantomeno buffo, con scene in cui si ride apertamente o perlomeno si sorride e che non potrebbe

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housewife poster

HOUSEWIFE

Per il primo quarto d’ora Can Evrenol mi aveva veramente convinto che questo sarebbe stato un film radicalmente diverso da Baskin. Al di là della qualità tecnica, che in Housewife è indubbiamente più alta grazie ad un budget generoso, anche l’incipit della pellicola è molto lineare, quasi classico, con estetica ed atmosfere più occidentali, che ricordano un po’ il cinema spagnolo degli ultimi anni. Sempre

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