THE PERFECTION (2019) di Richard Shepard | Recensioni di Beetlejuice

THE PERFECTION

“Questa scuola è il mio sangue. È la mia storia.
Ti insegno come hanno insegnato a me,
come hanno insegnato a Theis e Geoffrey,
e a chiunque abbia avuto la fortuna
di guadagnarsi un posto qui.
Ma non posso fare di più.”

Ecco, io vado predicando in lungo e in largo che in film vanno guardati senza avere nessuna anticipazione, che manco si dovrebbe vedere la locandina, e poi sono il primo che si fa fregare. Intendiamoci, io da The Perfection ne sono stato il più possibile alla larga, ligio al mio dovere di spettatore integerrimo, purtroppo quando sei iscritto a blog, gruppi, pagine, siti e sitarelli di cinema sei talmente sovrastato di notifiche che prima o poi qualcosa arriva. E l’aria che tirava era che fosse un film diverso, spiazzante, nuovo, una punta di diamante di Netflix. Insomma, un bellissimo film. O almeno questo era quel poco che era arrivato a me e, per quanto avessi magari totalmente frainteso, è bastato e avanzato per farmi vedere questo film con aspettative oltre la soglia di guardia. Ed è proprio solo quello il problema (e oltretutto sarà probabilmente un problema solo mio), perché The Perfection non è affatto un brutto film, tutt’altro, ma per parlarne obiettivamente devo sforzarmi di evitare di tirare in mezzo le piccole delusioni da eccesso di aspettative.

The Perfection | Recensione film | Screenshot 1

La pellicola è una di quelle con la partenza perfetta, con quel tipo di incipit che in pochissimi minuti, forse addirittura secondi, riesce a condensare e a presentarci tutto il protagonista o perlomeno tutto ciò che c’è da sapere su di lui (uno dei più splendidi esempi in questo senso è Molly’s Game). È una grandissima qualità, perché ci sono film (solitamente quelli brutti) che nemmeno in due ore riescono a farti arrivare un personaggio in modo così potente. Poche inquadrature in una stanza, con la protagonista quasi immobile di fronte al capezzale della madre e le voci di alcuni parenti in sottofondo che ci fanno capire cosa è accaduto negli ultimi dieci anni. Grande inizio, senza se e senza ma.

The Perfection | Recensione film | Screenshot 2

La scelta di strutturare il film in capitoli (Mission, Detour, Home, Duets) è un’altra delle cose che impreziosiscono la pellicola e che io personalmente amo da matti. Non è una scelta adatta a qualsiasi film, è chiaro, ma dare un nome a ciò che si sta per raccontare, giocando sulle parole, sui loro significati e sulle possibili interpretazioni è un’arma formidabile per intrigare lo spettatore. Il titolo del capitolo diventa quel sottile fil rouge che rimarrà sempre in mente durante il racconto, forse anche solo a livello inconscio, come una seconda colonna sonora con cui il regista può portare nella direzione voluta. Scegliere per la parte di Charlotte l’ottima Allison Williams è un colpo di classe, sia perché ha quel viso da brava ragazza alla Jennifer Connely (che in un thriller mette in ansia già di per sé, perché è quasi sempre indice che gatta ci cova), sia perché la Williams è reduce dal quel piccolo gioiello che è Get Out e per chi lo ha visto è molto difficile non fare subito un parallelo con l’ambiguità del suo personaggio precedente. E Logan Browning nel ruolo di Lizzie è altrettanto splendida, sopratutto nella parte in cui è in preda alla malattia e al delirio, quando il suo personaggio diventa l’esatto opposto della musicista composta e un po’ fighetta che avevamo visto poche scene prima.

The Perfection | Recensione film | Screenshot 9

Sono tante le cose estremamente ben fatte in The Perfection, una di queste è la fotografia (a volte così vivida da ricordare il Refn di The Neon Demon) e sicuramente lo è in generale la regia elegante di Richard Shepard, ma se c’è una cosa per cui questo film è diverso e spiazzante quanto mi aspettavo è il capitolo Detour. Quello che comincia come il viaggio un po’ incosciente delle due giovani protagoniste, diventa il momento in assoluto più memorabile del film, scritto, girato e recitato in modo perfetto e con un finale assolutamente da effetto Wow. E per chi ha visto il film, parlo del momento in cui Charlotte fa una cosa totalmente inaspettata, incredibile, in cui chiunque sulla Terra avrà pensato “Ok, ok, va bene, ho capito, è soltanto un sogno”. E quello che viene dopo, quel velocissimo rewind-forward che getta vera luce sugli eventi, è un altro perfetto colpo da maestro che rimette nuovamente tutto in gioco.

The Perfection | Recensione film | Screenshot 7

Purtroppo, ma probabilmente qui siamo proprio al problema delle mie alte aspettative, al mio pensiero fisso che The Perfection sarebbe stato un thriller in grado di alzare continuamente l’asticella dell’intrigo, da quel momento la pellicola non è più riuscita a essere al livello che mi aspettavo. Non c’è niente che non vada veramente nella seconda parte, in particolare nel capitolo Home, ma quello che succede e le spiegazioni che vengono date, anche se soddisfacenti, non hanno la potenza vista prima. Mi scuso con chi capisce davvero di cinema se mi avventuro in un paragone azzardato: è come se la prima parte (Mission+Detour) guardasse al cinema di Hitchcock e De Palma, mentre la seconda (Home+Duets) guardasse invece a un certo cinema orientale, diciamo quello di Park Chan-wook. Se è davvero è così, allora siamo semplicemente nel territorio del de gustibus, e sicuramente ci sarà anche chi apprezzerà di più la seconda parte del film.

The Perfection | Recensione film | Screenshot 11

La prima classificazione che viene in mente per The Perfection è ovviamente revenge movie, e sicuramente ne ha pieno titolo, ma dove spesso questo tipo di film ha una sceneggiatura estremamente elementare, il film di Shepard è scritto in modo ingegnoso in modo che non sia subito chiaro chi siano i buoni e i cattivi, chi siano le vittime e chi i carnefici. Anzi fino a un certo punto del film non è nemmeno chiaro che ci siano vittime e carnefici. La cosa che rende il tutto interessante è anche questa, che il cappellino del cattivo a un certo punto qualcuno se lo metta e che poi questo cappello passi da un personaggio all’altro, disorientando continuamente il pubblico. Si arriva così alla verità, che compare in tutta la sua forma malata e inaccettabile nella scuola privata per violoncellisti, per concludersi con il capitolo Duets, il più estremo e metaforico e che riequilibra la bilancia morale dello spettatore. Quella del tronco umano, mutilato in tutti suoi sensi ad eccezione dell’udito e costretto ad ascoltare l’esecuzione perfetta, è una scena difficile da dimenticare e che credo nessuno avrebbe nemmeno voluto vedere. E per questo è un finale, almeno visualmente, perfettamente riuscito.

Io non so ragazzi, in questo film oltre alla presenza di Allison Williams c’è qualcosa che mi ricorda davvero Get Out, ma non capisco cosa diavolo è. Potrebbe essere la questione delle classi sociali in gioco, di come un ceto agiato e istruito si senta in diritto di disporre in modo totale della vita degli altri. Oppure il modo di raccontare la storia, con questa incertezza costante che aleggia sulle persone e ci confonde su cosa abbiano fatto o siano capaci di fare. Oppure è semplicemente il caldo. O l’età. Quasi certamente il mix letale di entrambe le cose.

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Un buon thriller ambientato nel mondo della musica classica, spiazzante sopratutto nella sua prima parte.
Titolo italiano: The perfection
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