NO MATARÁS (2020) di David Victori - Recensioni di Beetlejuice

NO MATARÁS

“Ma che c’è, hai paura?
Paura di che cosa?
Forza, entra”

Ognuno ha ovviamente la propria personale opinione su cosa significhi fare cinema, la mia è che il suo intento più puro debba essere quello di raccontare storie. E credo anche che, al di là di tutte le fenomenali pippe che ci si può fare isolando e analizzando le qualità formali di una pellicola, la regia, la fotografia, il montaggio, la sceneggiatura, la colonna sonora e via dicendo, la verità è che un film è perfettamente riuscito quando nella storia ci finisci tu. Quando i fotogrammi scorrono, tu spettatore dimentichi la tua vita e diventi una cosa sola col protagonista.

No mataras - Recensione film - screenshot 2

No mataras è un film che regala un’ora e mezza di questo meraviglioso e totale coinvolgimento. Guardandolo è facile provare una sensazione molto vicina a quella che si prova davanti al bellissimo Victoria di Sebastian Schipper di qualche anno fa. Il film tedesco aveva la capacità straordinaria di portare “dentro”, grazie ad un prodigioso piano sequenza di due ore in cui in tempo reale veniva raccontata una vicenda notturna piena di azione e di suspense. Nel film dello spagnolo David Victori ci sono esattamente gli stessi ingredienti, ma il piano sequenza è sostituito da una camera sempre molto vicina al protagonista, che più di una volta e già a partire dai titoli di coda lo segue alle sue spalle. Non è ovviamente una novità, e non è nemmeno una cosa che funziona sempre, ma in No Mataras è dosata nel modo giusto e funziona alla grande.

No mataras - Recensione film - screenshot 3

Dani è un ragazzo mite, che per anni ha curato il padre malato, e che non si è mai preso davvero la briga di vivere la propria vita. Alla morte del genitore, tra tanti timori, grazie alla sorella decide che è giunto il momento di fare qualcosa per sé e di partire per un viaggio attorno al mondo. È il grande salto per lui, e in questo stato d’animo, in attesa di decidersi a prendere quel volo, fa l’incontro che gli cambierà la serata e più probabilmente la vita. No Mataras è una specie di Fuori orario in versione thriller, e come nel film di Scorsese la notte risucchia il protagonista in una serie di eventi lontanissimi dalla sua quotidianità e dal suo modo di essere.

Questa credo che sia un’altra ragione per cui la pellicola spagnola risulta così coinvolgente: Dani è un protagonista in cui è quasi impossibile non identificarsi. È un bravo ragazzo, ha una sorella che gli vuole bene e un buon lavoro, fa fatica a dire di no e ha quel timore di vivere la vita che in fondo abbiamo un po’ tutti quanti. Insomma, se non siamo noi, è qualcuno che conosciamo molto bene. Quindi vederlo alle prese con una situazione che (almeno nella sua prima parte) potrebbe capitare a chiunque in una serata in cui ha finalmente deciso di lasciarsi un po’ andare, è un colpo che ha un’altissima probabilità di fare centro.

No mataras - Recensione film - screenshot 5

In ogni caso, che vi identifichiate o meno con Dani, c’è un aspetto più oggettivo per cui No Mataras tiene incollati allo schermo fino alla fine, e cioè il suo ritmo. Il grande prodigio del regista, quello che ad ogni minuto di film mi faceva pensare che in questa recensione avrei scritto qualcosa del tipo “Per i suoi primi xx minuti No Mataras è una bomba”, è la capacità di tenere alto il livello di tensione dal primo all’ultimo minuto. In ogni scena, e non scherzo quando dico che succede davvero a partire dalla prima, è come se ci fosse sempre qualcosa nascosto nell’ombra. C’è un senso costante di minaccia che segue Dani ad ogni passo e, seguendolo nel suo drammatico percorso di quella notte, ogni piccola cosa che gli succede ci tiene in ansia per ciò in cui potrebbe improvvisamente sfociare.

No mataras - Recensione film - screenshot 6

David Victori riesce insomma a mettere in piedi quel bellissimo gioco in cui si prende per mano lo spettatore e, come Mila fa con Dani, lo si accompagna in un posto dove allo stesso tempo vorrebbe e non vorrebbe stare. La camera dietro alle spalle in questo senso funziona benissimo, ma più in generale è perfetta la regia, sempre costantemente concentrata su primi e primissimi piani del protagonista, in modo da dipingere il suo calvario e la sua conseguente evoluzione. La scena della scala, quando Dani finalmente riesce a scappare dall’appartamento, si sarebbe potuta risolvere in pochi secondi. Invece la camera segue il protagonista in ogni suo piccolo e disperato movimento per non farsi vedere in faccia e funziona in modo pazzesco. Anche l’attenzione che viene data ai brani ascoltati da Dani negli auricolari, che all’inizio diventano parte integrante della colonna sonora, è una scelta azzeccatissima, che ci fa sentire subito in sintonia col personaggio.

No mataras - Recensione film - screenshot 11

No Mataras ha insomma un sacco di pregi, e a quelli che vi ho appena raccontato va aggiunta anche l’eccellente recitazione da parte del protagonista (Mario Casas) e di Mila (Milena Smit). Non è ovviamente una pellicola esente da difetti e sono certo che qualcuno più sveglio di me saprà fargli le pulci su un sacco di cose. Io ho notato semplicemente delle leggerezze di sceneggiatura che si sarebbero potute facilmente evitare. No Mataras è l’opera seconda del regista di The pact, che ha scritto e diretto entrambi, e io credo che qualche piccolo errore di scrittura si possa tranquillamente perdonare se poi la qualità complessiva del film è quella che abbiamo visto in questo suo ultimo lavoro.

A qualcuno l’ultima scena non piacerà, magari ci sarà pure chi la troverà irrealistica. Ma se siete mai entrati in un ospedale di notte, credo che tutto sommato non vi sembrerà poi così improbabile. E comunque c’è quel primissimo piano di Dani, il suo viso tumefatto che abbiamo seguito per tanto tempo e che ora, per la prima volta, ci guarda dritto negli occhi. La musica che sale di volume e lui che con la stessa energia vorrebbe urlare. Chiamatelo come volete, io lo chiamo un finale perfetto.

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Un thriller spagnolo con un bravissimo protagonista e capace di tenere incollati allo schermo dal primo all’ultimo minuto.
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