M.F.A. (2017) di Natalia Leite | Recensioni di Beetlejuice

M.F.A.

“Non ambite a preservare la bellezza,
ma a esporre la verità.
Osate rendere il mondo
scomodo con la vostra onestà,
senza pensare alle conseguenze,
perche’ il mondo sarà
migliore per questo.
Voi sarete migliori per questo”

Ovvero Master of Fine Arts. Ovvero quel momento bellissimo della vita in cui non sei nè bambino nè adulto e puoi startene in un campus universitario a studiare cose magnifiche come la pittura. Ovvero quel centro di gravità permanente in cui sei abbastanza vecchio per vivere senza l’assillo dei genitori e abbastanza giovane per vivere senza l’assillo del lavoro. Un mondo incredibile. Perfetto. Un mondo fatto di lezioni, esami, professori, amici, sogni, speranze, sport, congreghe studentesche, feste, alcool, droga e sesso. Con una netta, nettissima predominanza degli ultimi quattro. Almeno a giudicare dai film, così tanti che quello della vita nella cittadina universitaria potrebbe essere considerato quasi un genere a sé, e che l’horror, la commedia, il thriller, la fantascienza o il dramma siano semplicemente angolazioni da cui vederlo.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 1

M.F.A. è indubbiamente anche un film di genere, ma ci parla di qualcosa che solitamente in questo tipo di pellicole rimane fuori. Quel cancro di cui è purtroppo malata la realtà americana dei campus e che viene raccontato molto bene nel documentario The Hunting Ground: i crimini di abuso sessuale e gli indecenti insabbiamenti delle stesse istituzioni universitarie. E’ insolito vedere questo accostamento in un film diretto a un pubblico che con ogni probabilità si aspetta intrattenimento e disimpegno, perché quello dello stupro in ambito studentesco è un tema estremamente serio e delicato. Insomma, con una sceneggiatura come questa il rischio c’era e anche bello evidente. Da questo mix poteva venir fuori un gran pasticcio che avrebbe finito per svilire il dramma e probabilmente anche fatto incazzare un bel po’ di gente. Invece tutto sommato M.F.A. racconta il problema giocandosi bene le sue carte. Non stiamo ovviamente parlando di un film di denuncia, tutto è orientato alla costruzione della protagonista Noelle, ma tutto sommato i temi dello stupro, degli effetti devastanti sulla psiche di chi lo subisce, dell’atteggiamento delle figure istituzionali e dei gruppi di aiuto sono affrontati in modo superficiale ma dignitoso.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 2

Francesca Eastwood è la mattatrice assoluta del film. Metà delle inquadrature della pellicola sono primi o primissimi piani di questa ragazza dagli occhi straordinariamente belli (e anche i più straordinariamente lontani che io abbia mai visto in una persona attraente). Oltre a essere un piacere da guardare è anche perfettamente adatta ad interpretare Noelle, la giovane artista del corso di pittura che inizialmente è una specie di versione femminile dell’Eliott di Mr. Robot. Una “brutta” anatroccola nerd, creepy, socialmente inetta e artisticamente immatura che ha la sfortuna di andare alla festa sbagliata e salire in camera con il ragazzo sbagliato.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 3

Da quel momento M.F.A. diventa un rape & revenge, anche se con un registro piuttosto particolare. Un po’ perché non racconta di una vendetta esclusivamente personale (e ok, tutti i rape & revenge sono un po’ questa metafora, che è la vendetta per tutte le vittime eccetera, ma insomma, qui non si parla di una metafora) e un po’ perché generalmente in questo tipo di film la seconda metà è un tripudio di violenza ai limiti dell’exploitation (l’estremo necessario per rimettere in equilibrio la bilancia degli spettatori contro la follia del crimine iniziale) mentre in questa pellicola la brutalità è molto misurata, a volte tenuta sospesa o addirittura fuori dalla scena. Il centro insomma non sono tanto gli effetti della vendetta sugli stupratori, quanto gli stessi effetti sulla vittima vendicatrice.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 4

La verità è che M.F.A. sarebbe forse più precisamente da definire un rape & rebirth, un film dove la vendetta è intesa come liberazione e rinascita, dove il crimine subìto è una stortura da sistemare costi quel che costi, ma è anche il punto di partenza della vittima per trasformarsi in qualcosa di diverso e migliore. I gesti della protagonista Noelle, fin dalle prime scene, girano tutti attorno all’Arte, dalla sua incapacità di esprimersi completamente e di realizzare opere che arrivino al pubblico, fino alla sua metamorfosi come persona e come artista una volta che i torti subiti vengono ripagati.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 5

La domanda ora è: un’impostazione del genere può essere la base per un buon film? Perché è indubbio che sia un’impostazione interessante e l’ottima prova attoriale di Francesca Eastwood e la gran cura per i dettagli a livello di regia e di fotografia non fanno che deporre totalmente a suo favore. Come i diversi momenti fortemente simbolici (il bagno in piscina, come morte e rinascita, per esempio), le tante, bellissime inquadrature degli occhi e delle dita di Noelle, la colonna sonora (molto indovinata e costituita in gran parte da canzoni) che sprofonda improvvisamente nel silenzio quando deve sottolineare i momenti drammatici. E ancora la scena del suo stupro, dai toni così asciutti, diretti, antispettacolari, che rivelano la normalità del gesto di una mente e una cultura deviate. Sono diversi i punti a favore di questa pellicola. A cui va poi aggiunta la ciliegina sulla torta: M.F.A. è diretto da Natalia Leite, regista brasiliana che, come il suo personaggio, ha frequentato la School of Art ed è stata vittima di abusi sessuali da parte di altri studenti. Come lei stessa ha dichiarato, questo film è il suo modo per parlare di quella terribile esperienza, perché tutti devono riuscire a parlarne ed è probabilmente l’unico modo per superarla e andare avanti. In sostanza M.F.A. racconta in linguaggio cinematografico ciò che la regista sta facendo a livello personale dirigendo M.F.A. E anche questo è un altro grande punto a favore.

M.F.A. | Recensione film | Screenshot 6

Vi ho convinto? Vi ho convinto che M.F.A. sia un buon film? No, vero? E infatti anch’io sono arrivato alla fine del film con un grosso “Mah” dipinto in faccia. E non certo perché sono un maschio insensibile ai temi degli abusi sessuali e che voleva un rape & revenge coi controcazzi per divertirsi a vedere vittime stuprate e carnefici massacrati. Guarderei film horror giorno e notte se potessi, questo mi sembra chiaro, ma quando in scena c’è la violenza vera, anche psicologica, spesso non duro più di dieci secondi. E se quelli vanno avanti, quasi sempre spengo tutto quanto e me ne vado a letto. Il punto è che se la qualità di un film la facessero semplicemente l’importanza del tema trattato e le buone intenzioni, il cinema sarebbe pieno zeppo di capolavori. No, se M.F.A. sia un buon film davvero non lo so e nemmeno ho qualche titolo per dirlo. Quello che so è che c’è molto di personale e molta attenzione a cosa viene messo in scena e come tutte le opere di questo tipo merita grandissimo rispetto. Quello che è rimasto a me è però una pellicola che non mi ha mai emozionato o spaventato o fatto pensare o fatto incazzare quanto mi aspetto da un buon film e che farei probabilmente molta fatica a difendere in un ipotetico dibattito in cui qualcuno l’accusasse di avere una morale, condita di arte finché si vuole, ma pericolosamente vicina a film come Commando o Rambo II.

Anche se non avete mai visto mezzo film con Francesca Eastwood, non dovete essere Sherlock Holmes per aver già capito che è una dei settecento figli del buon vecchio Clint. Chi del padre ha visto True Crime però, ha in realtà già incontrato questa bella e inquietante ragazza ai tempi in cui era molto meno inquietante: era infatti la biondissima e paffutissima bambina figlia di Clint, protagonista assieme a lui della scena che nessuno può dimenticare: l’esilarante momento Speed Zoo!

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Beetlejuicebabol81 Recenti autori di commenti
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babol81
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Cattivissimo e, nonostante la svolta rape&Revenge, per nulla banale, capace di mettersi dalla parte delle vittime che NON vogliono la revenge ma solo l’anonimato e innescare riflessioni tristissime sulla natura della nostra società ancora troppo maschilista (lei che viene considerata “zoccola” dalla stessa psicologa che dovrebbe aiutarla, solo perché ha avuto più di un partner nella vita, angosciante!).
La Eastwood è illegale da tanto è bella.

Un thriller realizzato con cura che rilegge il rape & revenge in chiave originale. Basta questo per farne un buon film? Forse no.
Titolo italiano: M.F.A.
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