LA HORDE (2009) di Benjamin Rocher, Yannick Dahan | Recensioni di Beetlejuice

LA HORDE

Senti, io non sono tuo amico
e me ne fotto di quel che ti puo’ succedere.
Quello che voglio e’ uscire di qui vivo
e so che abbiamo più possibilita’ di riuscirci con voi.
O siete d’accordo o tutto finisce qui ora
su questo tetto di merda.

Quante volte vi è capitato nella vita di dichiarare esaltati “Questo film non me lo perdo neanche morto, appena esce lo guardo, anche fosse l’ultima cosa che faccio” e poi passano settimane, mesi, a volte anche anni? A me capita spesso e nemmeno solo per i film. Credo abbia a che vedere con il mio talento naturale per l’indolenza e probabilmente con una certa scarsità di neuroni preposti alla percezione del tempo. Nel caso di La horde, uscito nel 2009, film tra l’altro del mio genere preferito (horror) e di uno dei miei sottogeneri preferiti (zombi o infetti, qualdirsivoglia), sono passati dieci anni e siamo quindi di fronte a un record personale assoluto (e forse anche a un’ottima prestazione a livello mondiale).

La horde - Recensione film - screenshot 3

La horde unisce l’impianto brutto, sporco e cattivo di un crime movie a una sana dose di velocissimi e affamatissimi zombi e la cosa, almeno sulla carta, non è affatto una pessima idea. La spedizione notturna dei poliziotti corrotti nel grattacielo della banlieu Nord di Parigi, per vendicare il compagno ucciso da una gang di criminali, si trasforma in un patto tra le due bande per uscire vivi dalla torre. Un meccanismo, se volete, che ricorda quello dell’action The Raid (dove gli S.W.A.T. subivano un’imboscata nel grattacielo della malavita) ma mentre il film indonesiano si giocava le sue carte alla grande, grazie anche a delle coreografie di combattimento che lo hanno fatto diventare un punto di riferimento del genere, La horde quasi mai si eleva dalla sufficienza.

La horde - Recensione film - screenshot 2

La cosa che in assoluto funziona meglio sono i personaggi, caratterizzati quanto basta per essere credibili, ma soprattutto con facce che davvero non sfigurerebbero in un film del primo Tarantino. Ouessem e Adewal sono i due perfetti duri dotati di quel minimo di cervello da non diventare merendine per zombi già nel primo tempo, Aurore è la donna stracazzuta che uccide morti viventi a cazzotti e frigoriferi in testa e arriva alla fine sfoggiando pistola e canotta d’ordinanza, ma sopratutto il bellissimo e politicamente scorrettissimo Renè, militare in pensione col cervello fritto dalla guerra in Indocina (per lui gli infetti sono sempre i “gialli” come nella battaglia di Dien Bien Phu) che si sollazza massacrando gli infetti a suon d’ascia e mitragliatore. I dialoghi di questa gentaglia sono spesso anche ben scritti, se non addirittura memorabili. Insomma, è un film di zombi, qui vogliamo vedere teste che esplodono e ciccioni divorati da cadaveri ambulanti, ma se poi i personaggi parlano così, tanto meglio mi sento:

Aspetta, non ho capito bene…
Tu vuoi che scendiamo dalla tromba dell’ascensore con Josè ferito alla gamba,
combattiamo contro quegli stronzi che ci vogliono mangiare le palle,
per finire in una base militare sperduta
dove qualche militare ci ficcherà sotto la doccia
e prenderà il mio culo nero per un parcheggio di cazzi?
Mi stai prendendo per il culo?

La horde - Recensione film - screenshot 1

Il trucco e gli effetti fanno il loro lavoro, in generale niente di particolarmente impressionante ma con qualche momento di pura ispirazione, uno su tutti la scena nel finale in cui Ouessem fa da bersaglio salendo sulla capotte dell’auto. Ecco, io non guardo i trailer dall’99, ma a partire da come sono state composte alcune locandine del film sono certissimo che questa sia la scena su cui si è giocata tutta la promozione di La Horde. È un momento che dal punto di vista narrativo non è nemmeno particolarmente originale (il personaggio che si sacrifica per il gruppo è talmente un clichè che ormai viene voglia sopravviva lui e muoiano tutti gli altri) ma dal punto di vista visivo è incredibilmente ben riuscito. Ed è qui secondo me che ci si rende conto della debolezza di questa pellicola. Se gli aspetti positivi che ho citato sono per definizione tutti meritori, rimane il fatto che gli spettatori di un film che si presenta con il nome di “L’orda”, nella fattispecie di zombi sanguinari, alla fine probabilmente giudicherà il film soprattutto alla luce di quanto la parte action e horror lo avrà soddisfatto. Purtroppo sotto questo aspetto La Horde non brilla, perché possiamo anche compiacerci dei tanti momenti statici in cui i personaggi parlano in una stanza, ma non godiamo allo stesso modo quando dovrebbe essere in scena l’orrore, quando vorremmo vedere la macchina da presa sfruttare al 100% la claustrofobia e la verticalità dell’edificio infestato, la gente volare dalle finestre e il sangue schizzare copioso dagli ascensori.

La horde - Recensione film - screenshot 4

Qualcosa c’è, soprattutto verso il finale, dove si respira finalmente un po’ di quella sana tensione che solo un corridoio infestato con una porta che non ne vuole sapere di aprirsi può generare, ma nel bilancio complessivo è un po’ pochino. Chiunque abbia già visto il film non potrà fare a meno di ricordare poi la scena della ragazza zombi che striscia sul pavimento e della violenza praticata nei suoi confronti, quasi solo verbale ma non per questo meno agghiacciante. È una scena fortemente drammatica, a cui mette fine il capo della gang per pietà umana sparando in testa alla ragazza e poi urlando in faccia al fratello “Vuoi che racconti quello che ci facevano al nostro paese? L’hai già dimenticato?”. Ecco, questa non è una brutta scena in assoluto, aggiunge un po’ di spessore alla storia e dà tridimensionalità ai personaggi, il vero problema è semmai che rischia di essere la scena più riuscita in un film che invece dovrebbe aver scritto horror su ogni dannato fotogramma.

Se vogliamo fare una riflessione finale è questa: anche un bambino sa (e se non lo sa, lo capisce nel giro di massimo due uccisioni) che l’unico colpo utile contro gli zombi è quello alla testa. In La Horde invece questa cosa passa quasi totalmente inosservata ed è un trionfo di pallottole un po’ da tutte le parti, perché tanto i proiettili li paga Pantalone. E comunque ci sono sempre i frigoriferi.

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Pietro Sabatelli

Penso che di film ne avrò dimenticati tanti di vedere, e forse alcuni mai vedrò…ma vabbè 😉
Per quanto riguarda questo film, mi sembra di averlo visto, anche perché il genere mi è sempre piaciuto 🙂

Uno zombi-movie sporco e cattivo, con buoni personaggi, qualche idea indovinata, ma che non riesce a fare il suo mestiere fino in fondo
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