COLETTE (2018) di Wash Westmoreland | Recensioni di Beetlejuice

COLETTE

“Che vita meravigliosa ho avuto. Vorrei solo averlo capito prima”

Colette è un film magnifico e chi dice il contrario non capisce un accidente. Ecco, quando un film piace davvero, all’uscita del cinema la si deve pensare così, in modo radicale. Poi se proprio si vuole scrivere qualcosa con un minimo di senso, bisogna per forza di cose tornare moderati e depurare la propria opinione dalle considerazioni troppo soggettive. Per esempio che la protagonista è la magnifica Keira Knightley (magnifica ovviamente per me, ma quasi sicuramente anche per altri tre miliardi di persone sulla Terra). E cosa rimane? Che Colette, se non magnifico, è comunque un ottimo film.

Come è facile immaginare per chi ha letto almeno due righe di questo blog, la pellicola è di quelle con tutte le carte in regola per interessarmi quanto una conferenza sulle scie chimiche o una televendita di pentole a induzione. È un biopic, siamo agli inizi del ‘900, lei è Sidonie Gabrielle Colette, una ragazza cresciuta in Borgogna che si trasferisce a Parigi dopo aver sposato Willy, uno degli editori più in vista della scena parigina. Un impianto classico da film “in costume”, come piace dire in questi casi, per i quali vado sì letteralmente matto, ma solo a patto che siano ambientati nel Regno Unito, in epoca Vittoriana e siano farciti di spiritisti, fantasmi, ladri di cadaveri, Jack gli Squartatori e compagnia briscola. Ma diciamocelo, il cinema è un’invenzione fantastica proprio per questo, perché quando è ben fatto riesce a tirarvi in mezzo a questioni che nella vita vera non vi sognereste di affrontare neanche morti. Colette è la dimostrazione classica di questo potere magistrale della settima arte e di come ogni storia possa diventare una visione interessante, purché raccontata nel modo giusto.

Per giudicare in modo serio un biopic, uno dei parametri fondamentali di cui si dovrebbe tenere conto è quanto riesca ad essere fedele alla verità storica. Purtroppo, vedete, la mia ignoranza in tutti i campi è così vasta da comprendere anche la vita di Sidonie Gabrielle Colette e tutte le sue espressioni artistiche, dalla scrittura, al teatro, fino al giornalismo. Per mia fortuna, nemmeno voi non siete qui per ascoltare giudizi seri (se qualcuno malauguratamente lo fosse, è pregato di lasciare immediatamente il blog e andare visitare qualche polveroso sito di critico cinematografica).

Colette - screenshot

Il film inquadra solo una parte della vita di Colette, in particolare la nascita artistica di questo incredibile personaggio, che pur rifuggendo il femminismo del suo tempo è diventata il simbolo della donna libera, indipendente e anticonformista. Il prologo, nell’estetica degli ambienti, nei personaggi e sopratutto nelle onnipresenti musiche, è molto classico, a tratti quasi fiabesco. Ma già in questa parte, quando la protagonista esce di casa per incontrare un presunto amante impresentabile ai genitori, c’è questo minuscolo twist che mette subito le cose in chiaro. Che dice “No, questa non è una storia classica, questa è la storia di un personaggio reale, con i suoi pregi e difetti, con la sua forza e le sue debolezze, e che tuttavia nella sua epoca è riuscita ad avere un effetto prorompente”. Tutto l’impianto da film storico, Parigi, il matrimonio, la Belle Epoque, i teatri, gli incontri in società, sono in sostanza solo la bellissima scenografia, perché i dialoghi, le situazioni, le azioni dei protagonisti sono invece in contrasto stridente con quel mondo ideale.

Ma veniamo al nodo fondamentale: perché vedere questa biografia anziché, che ne so, stare a casa a cucinarsi una torta salata o andare al pub a farsi un paio di pinte? Presto detto: perché la Colette che che ci viene raccontata da questa pellicola è semplicemente disarmante. Se Keira Knightley gioca un ruolo fondamentale, perché riesce a interpretare questa ragazza anticonformista e disinibita con una naturalezza che incanta, la verità è che proprio la figura di Colette vi conquisterà in modo totale. Un personaggio moderno e coraggioso, forte ma estremamente sensibile, a tratti fragile, ma curiosa della vita e decisa a tutti i costi a volere affermare la sua identità di donna e di artista. Anche il lato della sua sessualità, che nel film viene affrontato in modo delicato e senza nessuna scabrosità, rispecchia semplicemente il suo amore totale per la vita e il rifiuto di qualsiasi morale bigotta.

Colette - screenshot

Provate ad immaginare, ma provateci davvero per un istante, questa ragazza che a inizio secolo arriva dalle campagne francesi nella grande capitale, senza alcuna ricchezza eccetto quella del suo carattere e delle montagne di libri che ha letto, inserita dal marito nella Parigi che conta, che anziché adattarsi a una vita che avrebbe conquistato e anestetizzato chiunque, non solo tiene testa a un coniuge infedele e usurpatore della sua arte, ma riesce a tenere testa a un intera società. E che alla fine, sarà riconosciuta come monumento vivente della letteratura francese, diventerà membro delle più prestigiose accademie, riceverà premi e onorificenze e sarà la prima donna in Francia a essere celebrata con un funerale di Stato. Tutto questo fatto con la potenza e la spontaneità di chi è libero, coraggioso, ribelle, antiborghese, impertinente e visionario per natura. Cioè colui per il quale questi termini non hanno davvero alcun significato.

Nella società di pavidi che siamo diventati un secolo dopo, quella occidentale, dove il conformismo ha vinto su tutta la linea come Thanos sugli Avengers, dove non ci rendiamo nemmeno più conto di quanto siamo borghesi e di quanto siamo programmati a difendere i nostri piccoli privilegi e a confonderli sistematicamente con i nostri desideri, dove essere coraggiosi significa nel migliore dei casi licenziarsi dal posto fisso, un personaggio come Colette per me ha un solo nome: supereroe.

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Colette - poster
Un biopic che racconta della nascita artistica di Colette, la scrittrice che in Francia è una vera istituzione nazionale. Con una Keira Knigthley che incanta.
Titolo italiano: Colette

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