ATOMIC BLONDE (Atomica Bionda) (2017) di David Leitch | Recensioni

ATOMIC BLONDE

“Quindi cosa ho imparato
in tutto questo tempo?
Dopo tutte le notti insonni…
Mentendo agli amici,
alle amanti, a me stesso,
giocando questo sporco gioco
in questa sporca città,
piena di gente che ti pugnala alle
spalle e che ha quattro facce…
Ecco cosa ho imparato,
una cosa sola e una soltanto.
Io la amo Berlino, cazzo!”

Se avessimo la pazienza di entrare nella testa di ogni persona vissuta negli anni ’80, scopriremmo probabilmente che di quella decade ognuno ha un ricordo molto diverso. Troveremmo cose inimmaginabili, forse addirittura l’estremo di chi non ha reminiscenze del disastro di Chernobyl o del crollo del Muro di Berlino, ma su un ricordo comune a tutti possiamo metterci tranquillamente la mano sul fuoco: il synth-pop. Un po’ perché la musica ha una potenza fisiologica naturale che le altre forme d’arte si sognano e quindi si insinua dentro di noi come un ultracorpo, non è nemmeno necessario che la canzone in questione ci piaccia. E un po’ perché il pop di quegli anni era il risultato di una incredibile e bellissima sperimentazione dell’elettronica in studio di registrazione, talmente folle ed entusiastica che ha prodotto suoni così tossici che è impossibile scrollarseli di dosso.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 08

Il regista di Atomic Blonde, David Leitch, è uno stunt (con un curriculum così lungo che è un vero miracolo sia ancora vivo) ma è stato anche produttore e regista non accreditato di quel John Wick che appena uscito in sala è stato salutato come una piccola perla del nuovo cinema d’azione. È inevitabile quindi, e nemmeno così sbagliato, che Atomic Blonde venga un po’ considerato un John Wick al femminile, perché di azione ce n’è e di altissimo livello. Se fosse tutto qui ci sarebbe però ben poco da recensire, a meno di non essere I400calci. Ma ci sono due ragioni per cui vale la pena parlare di questa pellicola, anche se non siete appassionati di cinema “di menare”. La prima è che la protagonista è Charlize Theron, una di quelle rarissime attrici per il cui il detto “più brava che bella” è davvero un complimento. La seconda invece l’avete già indovinata, altrimenti non vi avrei ammorbati con la noiosissima introduzione, ed è la colonna sonora.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 20

Atomic Blonde è tratto dalla graphic novel The Coldest City di Antony Johnston (autore anche di un ottimo videogame come Dead Space), una storia di spionaggio ambientata a Berlino, in quel complicatissimo 1989 di fermento sociale in cui il Muro era a un passo dal crollare. Ora, cosa farebbe una persona sana di mente se dovesse scegliere la musica per una storia del genere? Non farebbe forse scrivere una colonna sonora ad-hoc, che si sposi perfettamente alle atmosfere da spy-story e d’azione, magari citando alla lontana qualche sonorità degli anni ’80, giusto per strizzare un po’ l’occhio al pubblico? Ma uno come David Leitch, che se ha fatto sessantacinque film come stunt evidentemente tanto a posto non deve essere, decide invece di fare l’impensabile: sceglie una playlist di dodici canzoni anni ’80 (quasi tutte pop e con tre cover recenti dei brani originali), con l’aggiunta di London Calling dei Clash (che non è pop ed è del 1979, ma ci vuole comunque un bel coraggio).

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 04

E il risultato non solo riesce a non far scadere tutto quanto nella macchietta eighties, ma è addirittura strepitoso tanto quanto la performance di Charlize Theron. La sensazione fortissima è che David Leitch abbia girato basandosi sulle canzoni che aveva in mente, piuttosto che viceversa. L’entrata in scena della protagonista Lorraine, tumefatta e dedita alla vodka Stolichnaya, che si dirige negli uffici del MI6 per essere interrogata per questioni di Stato, funziona perfettamente con un pezzo come Cat People di David Bowie. E uno dei primi momenti di Lorraine in azione, quello dell’agguato della polizia nella casa di Gascoigne, riesce incredibilmente bene anche perché lei, tra le varie mosse, accende lo stereo al massimo volume su Father Figure di George Michael. E un altra scelta eccellente è quella di 99 Luftballons di Nena, cantante della germania Ovest che con questo pezzo cantato in tedesco è riuscita a scalare le hit-parade internazionali di quegli anni.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 21

Qui va sottolineato che Davide Leitch utilizza questo brano leggendario in due punti e in due versioni diverse. Quando Bremovych accende lo stereo per poi brandirlo per massacrare un ragazzo, sentiamo la versione originale, saltando il dolcissimo inizio melodico e arrivando subito al suo sviluppo ritmico quasi punk-rock. Verso la fine invece, dopo che Lorraine trova Delphine strangolata e i berlinesi stanno festeggiando il crollo del Muro, la 99 Luftballons che ascoltiamo è quella rifatta dai Kaleida nel 2017. È una versione che rinuncia a tutta la parte ritmica e trasforma le armonie da maggiori a minori. Bellissima e struggente, molto più di un semplice sottofondo, è qualcosa che abbraccia completamente la tristezza e assurdità delle parole di Percival “Chi ha vinto? E che cazzo di gioco era?”. È il momento in cui anche noi guardiamo indietro a qui momenti pieni di energia e di speranze e dobbiamo fare inevitabilmente i conti con quello che è diventato il mondo oggi, a trent’anni di distanza dalla fine della Guerra Fredda.

Charlize Theron è chiaramente l’altro grande asso nella manica di Atomic Blonde ed è probabilmente il motivo per cui questa pellicola esiste. Non ho mai letto la graphic novel di Johnston (credo non sia nemmeno pubblicata in Italia), ma immagino che se la Lorraine del fumetto è quella che abbiamo visto nel film, una delle poche scelte possibili per interpretarla fosse proprio Charlize Theron. Oltre a essere di una bellezza e un fascino mortali, l’attrice sudafricana è anche in grado di passare da personaggi drammatici e complessi a ruoli muscolari con una naturalezza e una credibilità di fronte ai quali possiamo solo rimanere sbalorditi a guardare. Per questo ruolo i nomi possibili erano, proprio sforzandosi, al massimo due. L’altro era ovviamente Angelina Jolie, ma forse il film avrebbe finito per ricordare un po’ troppo Salt.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 27

Si dice che Charlize Theron abbia eseguito personalmente il 90% degli stunt e che si sia rotta due denti durante le prove di combattimento. Questa cosa à la Tom Cruise, in cui gli attori eseguono personalmente le scene più pericolose, personalmente non la trovo del minimo interesse. Noi stiamo guardando un film, per definizione un grande inganno, la cosa è importante è ciò che crediamo di vedere, non ciò che sta dietro le quinte (anzi, meno sappiamo di ciò che sta dietro, meglio è). Qui però faccio veramente fatica a capire come alcune scene avrebbero potute essere girate se non da Charlize Theron in persona. Una su tutte è il lungo combattimento sulle scale per portare in salvo Spyglass che si conclude con la fuga sulla Lada della polizia berlinese. Una scena grandiosa, che probabilmente farà scuola, un unico piano sequenza di dieci minuti perfettamente coreografato in cui Lorraine dà e prende mazzate come se non ci fosse un domani. Il piano sequenza è solo apparente, in realtà ci sono una decina di raccordi, ma Charlize e compagnia sono sempre più esausti e tumefatti, quasi sempre inquadrati da vicino e in primo piano e io lì, uno stunt, non avrei saputo proprio dove metterlo. E comunque qualcuno mi deve ancora spiegare come può continuare il piano sequenza quando salgono sulla Lada e scappano, perché io proprio non ci arrivo.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 23

Funziona benissimo anche l’idea (della graphic novel, in questo caso) di organizzare la fuga di Spyglass durante la maestosa manifestazione in Alexander Platz, appena prima del crollo del Muro. Atomic Blonde oltre che essere estremamente stiloso, ha in generale grandissima cura per i dettagli fin dalle prime scene. L’autobus che passa a Londra con la scritta “Boichott Apartheid ’89”, le trasmissioni televisive dell’epoca, quel “David Hasselhoff è in città”, l’incontro di Lorraine e Kurzfeld di fronte al Muro ancora in piedi, sono tutti mattoncini che costruiscono un’atmosfera assolutamente viva e credibile. E il punto più alto di questa ottima contestualizzazione è proprio quella ripresa aerea di Alexander Platz gremita di gente, una ricostruzione in CGI molto breve, ma davvero prodigiosa e per cui è difficile non commuoversi almeno un po’.

Atomic Blonde | Atomica Bionda | Recensione film | Screenshot 22

Atomic Blonde è una buona storia di spionaggio, ma tolta l’azione sono sopratutto i personaggi a tenere banco. Gran parte del merito va per forza di cose al fumetto di Johnston, ma in fase di sceneggiatura qualche piccolo cambiamento è stato inevitabile (e sicuramente è stato quasi sempre un bene) e se il personaggio di Percival nel film è così riuscito è anche perché a interpretarlo c’è un bravissimo e divertentissimo James McAvoy. E allo stesso modo funzionano benissimo i comprimari, perché stiamo parlando di attori come John Goodman, Bill Skarsgård e il sempre bellissimo Eddie Marsan, che qui, con quegli occhiali e quei baffi da agente della Stasi, viene ancora più voglia di abbracciarlo.

Una curiosità, per chi guarda i film in lingua originale (e guardateli in originale per la miseria, ci sono i sottotitoli!): sentendo parlare Charlize Theron in Atomic Blonde persino io, con il mio inglese da pezzente, mi sono accorto che stava usando l’accento britannico. Charlize Theron è di Johannesburg, eventualmente il suo accento dovrebbe essere quello dell’inglese sudafricano, fatto sta che in tutti gli altri film il suo accento è americano. Qui la cosa potrebbe anche tornare, perché lei è un agente del MI6, ma se leggete in Rete alcuni madrelingua dicono che con gli accenti non ci siamo proprio, perché alterna un britannico poco credibile a un accento smaccatamente americano. C’è però da considerare che il suo personaggio è un triple-agent (inglese-russo-americano), quindi non è così incredibile che abbia accenti diversi e non perfettamente madrelingua. Insomma, davvero un grande casino, per fortuna in Italia queste cose non succedono, perché nei film italiani usiamo sempre rigorosamente solo la lingua ufficiale: il romano.

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Beetlejuicebabol81 Recenti autori di commenti
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babol81
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Non l’ho ancora rivisto in inglese ma diamine se lo avevo adorato. Ho un debole per le “superdonne” dai tempi di Nikita e Atomica Bionda è una meraviglia!!!

Una buona storia di spionaggio ambientata a Berlino nei giorni del crollo del Muro. Action di altissimo livello e due protagoniste strepitose: Charlize Theron e la colonna sonora.
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