HOUSEWIFE

“Mamma è di nuovo con i visitatori? Perché non possiamo incontrare anche noi i visitatori? Perché solo mamma parla con i visitatori. Ma perché i visitatori vengono sempre quando papà non è a casa?”

Per il primo quarto d’ora Can Evrenol mi aveva veramente convinto che questo sarebbe stato un film radicalmente diverso da Baskin. Al di là della qualità tecnica, che in Housewife è indubbiamente più alta grazie ad un budget generoso, anche l’incipit della pellicola è molto lineare, quasi classico, con estetica ed atmosfere più occidentali, che ricordano un po’ il cinema spagnolo degli ultimi anni. Sempre a differenza del film precedente, il casting è di ottimo livello e gli attori sono degni di questo nome, in particolare la protagonista di origine francese Clémentine Poidatz.

Dopo questo inizio promettente, il regista turco sembra invece dirci: “Ok stavo scherzando. Io non faccio queste cose fighette, io voglio incasinare tutto e spruzzare un sacco di sangue e budella e non sarà certo un budget di cinque milioni di dollari a farmi cambiare idea!”. Housewife si butta allora a capofitto in quei territori che effettivamente sono un tratto memorabile del suo film precedente (uno di quei casi in cui l’aggettivo “memorabile” vien usato in senso non proprio positivo) e cioè la violenza, il sesso orgiastico, l’insensatezza onirica e l’enorme presenza di sangue e di personaggi mostruosi. Questo tipo di linguaggio la fa sempre più da padrone nel corso del procedere della storia, anzi, difficile anche chiamarla storia, perché a questo punto Evrenol è veramente convinto che il suo cinema non può che essere di suggestione, anziché di narrazione.

A tutto questo si aggiunge l’aggravante che il regista introduce temi lovecraftiani, che di per sé potrebbe anche essere un’ottima notizia, se non fosse che nel cinema è quasi sempre l’alibi per fare film senza né capo né coda. Quello che nella letteratura di Lovecraft è uno dei tratti più riconoscibili e onesti, e cioè la non linearità dello spazio e del tempo, sembra quasi che venga utilizzato da quei registi che non riescono a narrare storie in modo chiaro e lineare.

Il film è tecnicamente e visualmente spesso davvero pregevole, con scene esteticamente molto ben costruite, come quella iniziale della madre e della sorella maggiore in bagno, allo stesso tempo incredibilmente elegante e crudele, e scene evocative, come l’apparizione nel cielo del Grande Antico (che ragazzi, se fosse stata messa una scena così in The Endless di Benson e Moorhead, mi sarei messo a piangere dalla gioia). Però è davvero tutto qui e questo alla fine non potrà che lasciare a molti di voi quella spiacevole sensazione di irrisolto misto a fastidio, che di solito fa uscire dal cinema con la voglia di spaccare la faccia a qualcuno. Il più delle volte al regista.

Il film però un grande merito ce l’ha. È una delle rarissime pellicole straniere che per una volta potrebbe dare un senso al lavoro dei traduttori italiani dei titoli, famigerati per le loro dissennate traduzioni. Perché di casalinghe, in Housewife, non c’è nemmeno l’ombra.

2 Comments on “HOUSEWIFE”

    1. Guarda, secondo me non c’è due senza tre. Al prossimo film del vecchio Can, qualcuno, diciamo pure Cthulhu, s’incazzerà davvero e sarà la volta buona che gli dà una raddrizzata.

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Titolo italiano: Housewife
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